
Ve la ricordate la dichiarazione di guerra alla “lucina rossa” della TV?
Io sì, perché in quei mesi ci ho rimesso bei soldi e mi sentivo preso per il naso, in modo sfacciato.
Ho trovato un dialogo su quei tempi. Per non dimenticare…
(Immagine con AI Meta)
***
“Brutto, brutto post Perin.”
“Mi dispiace, non volevo mettere zizzania.”
“È da mesi che ci battiamo per far entrare in testa agli italiani che è tutta colpa della guerra, ma poi arrivano quelli come lei... i sapientoni, i soloni, a rovinarci il lavoro”.
“Ma mi scusi; io da giovane qualcosa con l’elettronica ci ho combinato, senza contare che avrei anche un diploma di perito elettronico sperso in qualche cassetto, il buon vecchio I.T.I.S.”
“Quindi?”
“Beh, il vostro motto: dichiariamo guerra allo stand-by, la lucina rossa della TV, per risolvere il problema delle bollette, mi sembra ridicolo.”
“Ridicolo dice? Ma l’ha vista in tele la spiegazione del nostro scienziato?”
“Sì, purtroppo. Ed è stata quella a mettermi la voglia di postare il mio pensiero.”
“Quindi lei vuole far rovinare gli italiani?”
“Ascolti questo ragionamento: la lucina della TV quando è tanto consuma un paio di watt all’ora, facciamo tre. Per ventiquattro ore, se la lasciamo sempre accesa fanno settantadue watt. Per un mese fanno duemila e passa watt, quindi due chilowatt. A zero e quaranta centesimi a chilowatt fanno nemmeno un euro! Un dannatissimo eurino di risparmio!”
“È un inizio Perin.”
“Ma dico... ma... ma lei mi sta prendendo per il sedere?”
“Eh che modi!”
“Ma lei è un ignorante dottore, mi scusi se glielo dico. Lei ci fa o ci è?”
“Quanta rabbia! Perin moltiplichi il dato per milioni di famiglie con minimo una TV per stanza. Poi tornerà sui suoi–”
“Ma che centra! Noi stiamo parlando del singolo. Un poveraccio da duecento euro di corrente se ne ritrova a dover pagare cinquecento, se va bene, è lei gli fa venti minuti di trasmissione dove uno scienziato spiega il profondo significato della lucina rossa e di come fargli risparmiare un euro! UN EUROOO!!”
“Calmo, calmo Perin, non si agiti.”
Sto per piangere. Porto le mani sul viso. Mi massaggio le meningi. Parlo tra me, a voce bassa, un borbottio. “Anch’io alla sera la spengo del tutto la tele... ma per i temporali, per paura che prenda fuoco... è quasi una fissa.”
“Visto!?”
“C-come?!”
“Anche lei la spegne.”
“Ma testa di rapa! Non è con la guerra alla lucina rossa che risolveremo i problemi! E poi perché continuate a chiamarlo caro bollette? Questo non è un caro bollette, questo è uno stravolgimento dei costi, delle utulities, e miseria: povere aziende! E ditelo che ci volete tutti schiavi, no? Questa folle speculazione è partita già un anno fa–”
“Prima della guerra dice?”
“Ma certo! È tutta speculazione. Le materie prime di natura organica... i derivati del petrolio intendo, erano già in aumento. Ma lei non si ricorda i servizi in tele sulle costose confezioni di plastica degli alimenti?”
“Quindi secondo lei è tutta speculazione e la guerra non c’entra nulla?”
“Diciamo che forse ne è corresponsabile... intendo che non so come sarebbe andata se non ci fosse stata la guerra in Europa, ma di certo la speculazione era già partita prima!”
“Speculazione, di nuovo... faccia i nomi Perin.”
“I nomi?!”
“Lo sapevo... quando arriva il momento di denunciare, di fare nomi, poi scappate tutti con la coda tra le gambe.”
“Mi arrendo...” sbatto le braccia sulla poltrona.
“Sa Perin; stando in tema, la mia vicina anni fa aveva uno di quei cagnolini spacca-maroni che abbaiava a ogni persona che passava davanti al cancello. Coi cani poi... più erano grossi e più si scatenava, diventando una vera iena. Poi però, quando si apriva il cancello,” sorride sornione, annuendo, “quando si apriva il cancello, questo scappava via rifugiandosi in qualche buco e non si faceva più vedere. Una volta chiuso, tornava a ruggire tra le sbarre ai poveri passanti.”
Satanasso. È riuscito a confondermi; “Morale?”
“La morale Perin?”
Il manager scarta un gianduiotto e se lo spinge tutto in bocca con l’indice. Se lo gusta passandoselo tra una guancia e l’altra. Poi lancia la carta-alluminio appallottolata verso il cestino a un paio di metri, facendo pure centro.
“Mi risponda scrittore: voi, il cancello, lo preferite chiuso o sempre aperto?”
“Mi aiuti.”
“Siete disposti a combattere?”
“Non in quel senso, ma state attenti però, perché...”
“Bla, bla-bla-bla. Certo, scenderete in piazza. Protesta gadhiana ecc. ecc.” Si avvicina, sedendosi al mio fianco: “Perin! Ma le vede le sale slot? le sigarette? la gente allo stadio? le pay TV? Senza contare che mezzo paese lavora per lo Stato. Sì, qualche clèr rimarrà abbassata, qualche capanon veneto finirà in mano agli usurai, o forse peggio... alla M” mi sussurra attaccato all’orecchio, “e qualche palazzo di Venezia andrà ai cinesi, ma alla fine, passata questa tempesta, tornerà a risplendere il sole su tutto il nostro bel paese. Vedrà!”
Mi batte sulla spalla, “Ora mi scusi, ma ho un altro appuntamento. Ah, a proposito! Bella la sua nuova storia, l’editor che conosco ne è rimasta favorevolmente colpita. Vedrà che troverà un ottimo editore.”
Scrollo le spalle finché mi chiudo dietro la porta; e ci voleva anche il ricattino velato.
…
“Ciao amore, vado a letto. Ancora al PC?”
“Sì, sto scrivendo un post sulla situazione bollette.”
“Forte che sei, tipo quello sulla stupida guerra alla lucina rossa?”
“Ma che dici? Perché?”
“Okay-okay... notte.”
“No, aspetta. Scusami. Sai che quando scrivo... È sempre sul caro bollette, ma stavolta d’utilità piuttosto che una critica al sistema.”
“Ah, del tipo?”
“Sto spiegando come risparmiare acqua potabile facendo pipì in doccia.”
“Eroe!”
***
