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Lotta per l’uso industriale delle acque nella Carnia del Settecento – Pergamena dogale

28/07/2026 11:16

Andrea Perin

LETTURE,

Lotta per l’uso industriale delle acque nella Carnia del Settecento – Pergamena dogale

Pergamena Ducale sull'uso industriale delle acque nel '700 in Carnia

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Come promesso ho cercato di “tradurre” quanto deliberato dal doge in persona attraverso il suo segretario (per atto del senato) in una delle pergamene in mio possesso.

 

(L'immagine ipotetica del doge che detta la lettera l'ho creata con AI Meta).

 

Sono un semplice Venice’s lover, un appassionato di Venezia, quindi non aspettatevi un’analisi da storico o archivista.

 

Allora, partiamo dalle basi. 


Cos’è una Lettera Ducale Veneziana del ’700?

 

Si tratta di uno scritto su una pergamena in vera pelle, devo dire conservatasi molto morbida nei secoli quindi di un certo pregio.

 

Materiale del foglio

 

A dirla tutta un antiquario ha tentato di spiegarmi il valore di alcune pergamene rispetto ad altre, specie quelle usate per atti solenni... era nel giusto: le lettere ducali venivano ricavate da materiali di pregio tipo agnello o capretto giovanissimi, rasate e sbiancate per dare il giusto contegno alla Cancelleria Dogale. Ancora morbide e vellutate al tatto dopo secoli se ben tenute. Ho letto che si prelevano le pelli bianche persino da aborti spontanei di vitelli e simili.

 

Il testo 

 

Intepretare la calligrafia e anche la lingua dell’italiano del ‘700 non mi è stato semplice quindi non vi mostrerò una traduzione puntuale.

 

Allora; è emanata per conto del doge Francesco Loredan, il 116°, ricordo che la Serenissima arrivò a ben 120 dogi! Fate i calcoli quanto durò nei secoli.

Intendendo, per conto, come fosse scritta da lui in quanto il doge non firmava (quasi) mai i documenti anche se ufficiali.

Quindi era siglata dal suo segretario personale o dal capo della cancelleria. Nel documento sembrerebbe un Girolamus Albanis, a fianco della nota di registrazione, con la data “Die seconda” maggio 1753.

 

 

La pergamena chiusa, visibile a fine articolo (si notano ancora i buchi per i sigilli), indica il destinatario ufficiale della Serenissima, niente meno che Pietro Priuli il luogotenente generale della Patria Del Friuli, all’epoca veneziana, e c’è anche il destinatario finale: “Per il fabbricatore Tomaso del Fabro”. 
Ricordo che spesso i nomi erano storpiati nelle doppie o scritti in latino.

 

Il contenuto della pergamena: Tomaso Del Fabro e la proto-industria in Carnia

 

Veniamo alla ciccia! Che ci racconta questo atto del senato?

Allora... innanzitutto si chiede una maggior protezione dai criminali per il fabbricante di tessuti (tellerie e rensetti: si tratta di stoffe ricavate dalla canapa e dal lino, produzione carnica famosa nel ‘700), fabbricante, dicevo, avviatosi a Tolmezzo, attivo insediamento proto-industriale, tal Tomaso Del Fabro.

Nella seconda parte, e questa la rende interessante per la storia locale, si autorizza il prelievo dell’acqua della Roia, (torrente di derivazione artificiale?) ovviamente a seguito di un canone, poi da rimettere nel corso principale “medesima”, insomma; pulita e com’era.

 

L’impero tessile di Jacopo Linussio

 

Problema: a valle della fabbrica di Del Fabbro, ci sta uno dei più grandi insediamenti industriali dell’epoca, la fabbrica di tessuti Jacopo Linussio.

 

Beh, ’sto Sior Linussio, ormai è così ricco e potente da stare sulla scatole a molta gente, da quanto ho letto sul web. Pare persino che sia esentato da diversi serenissimi dazi che altri opifici devono pagare. Ne menziona anche Treccani.it nella bio dedicata al Linussio. 

Siamo così sicuri che il nostro Tomaso Del Fabro restituirà le acque nel Roia tali e quali a come le ha prelevate, ossia “medesime”?

 

Dopo un paio d’anni, nel 1755, nascerà tra i due un’aspra controversia legale: Linusso VS Del Fabbro. Tra i fattori scatenanti proprio l’uso delle acque, secondo chi sta a valle re-immesse sozze e inquinate, pertanto inutilizzabili.

Si cercherà di portare rimedio alla disputa, ad esempio ordinando l’intubazione delle acque reflue dell’opificio a monte... ma chi pagherà tutto?

 

Se siete interessati ho trovato un ottimo articolo a firma Laura Matelda Puppini, sul sito nonsolocarnia.info. Parla della storia dell’opificio dei Linusso. In particolare c’è un paragrafo dedicato ai nemici di questa ricchissima famiglia proto-industriale, tra cui il nostro Tomaso.

 

Una storia minima di Venezia

 

Andre’, non vivo a Tolmezzo, nemmeno in Carnia...
cosa trovarci di interessante in questa pergamena?

 

Beh, anche se indirettamente, essa rappresenta un pezzo di storia di Venezia, sicuramente originale. 
Non si tratta di un proclama al popolo, di una sanzione penale o di un atto amministrativo.

Qui c’è un evidente intervento della massima carica per mettere pace a una situazione conflittuale nell’uso delle acque che dovevano servire a più opifici. 

 

Fa anche un po’ sorridere, visto che nonostante gli sforzi poi degenerò tutto dopo soli due anni. 
Insomma, non si tratta di un atto politico, ma di un intervento ben localizzato, direi più di tipo civile, in cui la Serenissima interviene all’interno di una diatriba di natura industriale: l’uso delle acque della Roia.

 

Spero d’avervi un pochino appassionati e forse divertiti. 


Se siete interessati alla storia proto-industriale di Venezia, qui c’è davvero un bel articolo che avevo scritto circa la ricchissima Dinastia dei Stucky.

 

Se avete domande o volete lasciarmi un commento sarà un piacere rispondervi. Ciao!

 

 

 

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