
Maggio 2017, con un romanzo e alcuni racconti pubblicati, tentai questa nuova avventura: pubblicare qui sulla pagina un romanzo a puntate, scritto di getto senza alcuna programmazione, solo prestando attenzione ai commenti. Non avevo idea precisa della protagonista, del tema, se dovesse essere un giallo, un saggio... niente!
Dopo 11 appuntamenti settimanali, ne uscì il libro "Melodia Ineffabile", anche su richiesta di lettrici che si aspettavano una stampa o un e-book.
Cercando tra gli appunti non avevo trovato nulla di significativo sull’idea di base, pur avendo chiaro il significato del titolo dato in seguito: La Organista... e poi perché quel – La -!? Un giorno forse lo scopriremo... ma penso che alcuni organisti l’abbiano intuito.
Insomma, man mano che buttavo giù la storia di Anna e voi la leggevate ( - pensate che ho ritrovato il primo post/episodio e ci sono ancora i vostri bellissimi commenti! - ) nasceva l’anima della protagonista.
Beh, un giorno, ripensando alla trilogia, quasi per caso ho ripescato dalla memoria questa circostanza.
Correva il 2015, o giù di lì, e da qualche anno prendevo lezioni di piano e organo da un maestro, inoltre, avevo iniziato a frequentare i concerti per la provincia. Concerti che, ahimè, quasi sempre erano deserti. A Venezia andava un po’ meglio, ma sappiamo la densità di turisti incredibile, oltre al fatto che spesso il tutto era gratuito.
Parlai di questa mia delusione col maestro, all’epoca molto giovane, maturando l’idea che la organistica, in Italia, avesse necessità di svecchiarsi e di uscire da una certa nicchia religiosa... insomma, gli dicevo, “se uno pensa all’organo pensa solo alla musica da chiesa, o no?!” (Sto semplificando... non dico che sia sbagliato, anzi, ma relegare uno strumento così antico e grandioso esclusivamente all’uso liturgico mi sembrava... "dissonante").
Il maestro fece spallucce, capendo, e consigliandomi di vedere qualche organista d’oltreoceano, sicuramente slegato dal contesto religioso.
Ne è un esempio su tutti Cameron Carpenter. (Per i fan di Anna, il nostro Peter Mac Aeron, non è altro che il suo “anagramma”).
Non so dire quanto la trilogia de La Organista oltre che intrattenere sia riuscita ad avvicinare un pubblico meno ortodosso (e più numeroso) all’organistica, ma sicuramente era tra i miei buoni propositi.
L’immagine della nostra Anna in un bel scenario "laico" l’ho creata con AI Meta.
